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    21.04.2007

    welcome back!

    i'm back to my old job place, just for a few days but...so relieved at being there again, with them, the same people i got to know the last year. They haven't change, their hearthiness is the same. I'll stay with them for ten days more or less to teach to the new shop-assistants so i can eat the lots of good food they cook!;P

    traditions

    "...Eppure sentivo che in quell'ora di inutile andirivieni per spogliare e rivesitre una pietra, in  quell'avvicinarcisi poi con una riverrenza che avevo dimenticato, non c'era debolezza. Al contrario. Da quel rito i miei compagni sembravano attingere una forza da cui si caricavano. Io stesso ne sentivo il fascino. Mi accorgenvo che c'era in quell'incredibile sequela di gesti qualcosa di profondamente riacquietante.
    I riti. Quanti orrori, quanta desolazione, quanto vuoto hanno lasciato i tentativi fatti per negare il loro potere. La Cina ha perso gran parte della sua anima antica nel tentativo comunista di reprimere e cancellare i vecchi riti. La Russia, dopo settant'anni di regime sovietico che aveva azzerato quell'aspetto della sua vita, è ora diventata un facile mercato di anime per tutte le sette protestanti americane e per i loro riti.
    E l'Occidente, il mio mondo? Nella spinta laica e iconoclasta verso un'idea tutta materiale di libertà individuale, abbiamo combattuto una lunga tradizione, abbiamo ridicolizzato ogni credo, eliminato ogni rituale, togliendo con questo il mistero, cioè la poesia, della nostra esistenza.
    Si nasce, si vive, si muore ormai senza che una cerimonia,senza che un rito marchi più le tappe del nostro essere al mondo. L'arrivo di un figlio non comporta alcun atto di riflessione, solo la denuncia all'anagrafe. Le giovani coppie ormai convivono, non si sposano più e il solo rito a cui partecipano è quello del trasloco. Non marcano quell'inizio di una nuova vita nemmeno cambiandosi la camicia. E mancando la cerimonia-iniziazione, manca la presa di coscienza del passaggio; mancando il contatto simbolico col sacro, manca l'impegno. Spesso la comunione che ne nasce è solo quella del sesso e della bolletta. La morte stessa è ormai vissuta senza la consapevolezza e le consolazioni del rito. Il cadavere non viene più vegliato e il commiato, quando c'è, non è più gestito da sacerdoti o stregoni, ma da esperti di pubbliche relazioni.
    La fine dei riti l'ho vista realizzarsi nel corso della mia vita, e ora che guardo indietro, mi pesa aver dato, allora entusiasticamente, il mio contributo a questa gran perdita. Quand'ero ragazzo, i neonati -anche quelli dei comunisti come me- venivano ancora battezzati,  ai morti si faceva ancora la veglia e un vero funerale, e i matrimoni erano una festa corale officiata non solo davanti al divino, ma anche dinnanzi a decine di parenti e amici che diventavano così implicitamente garanti di quell'unione.
    Ma io ero ribelle. Non volli spsarmi e quando lo feci, soprattutto per ragioni di assicurazioni malattia, fu in fretta, quasi di nascosto, alla sola presenza dei testimoni indispensabili e davanti a un sindaco che, non volendolo democristiano, dovetti andare a cercare lontano da Firenze, nel comune di Vinci, dove di buono c'era che vi era nato Leonardo. I figli poi, non li feci battezzare e non fui presente né alla morte di mio padre, né a quella di mia madre.
    Eppure da piccolo, i riti mi piacevano e ancora oggi ricordo come una delle grandi gioie della vita la vera e propria cerimonia con cui a quattordici anni, per marcare il mio "diventare uomo", i miei genitori mi consegnarono il primo paio di pantaloni lunghi che, poveri com'erano, avevano dovuto comprare a rate.
    Ma il vento dei tempi tirava in un'atra direzione e io semplicemente volai con quello, dando una manoa  distruggere qualcosa che non è stato sostituito da nulla, lasciando un miserabile vuoto.
    In India, quel vento di mutamento è appena cominciato a soffiare e, specie nelle campagne dove vive la maggioranza della gente, i riti sono ancora una parte importantissima della vita.
    Un contadino non esce di casa al mattino senza piegarsi a toccare la soglia della porta, una donna non comincia la sua giornata senza offrire al sole una goccia d'acqua.
    (...)
    A casa mia ci si faceva il segno della croce quand'ero ragazzo, ma anche quella, come tante abitudini, è andata persa nella fretta di vivere. Diamo tutto per scontato. Ci pare di avere - chissà da dove ci viene e perchè - una sorta di diritto a tutto. Tutto ci pare dovuto e non ci meravigliamo più di trovarci davanti a qualcosa di piacevole, di necessario come il cibo: spesso senza che neppure ce lo siamo guadagnato.
    Avere da mangiare a tavola è diventata una cosa ovvia, almeno in Occidente. Non è una sorpresa di cui ringraziare qualcuno. E così si mangia, si mangia, ci si rimpinza come degli automi, magari guardando la televisione o leggendo il giornale appoggiato al bicchiere."

     

    T.Terzani, Un'altro giro di giostra


    18.04.2007

    poesia

    NON C'è FELICITà PER CHI NON VIAGGIA, ROHITA! A FORZA DI STARE NELLA SOCIETà DEGLI UOMINI, ANCHE IL MIGLIORE DI LORO SI PERDE. METTITI IN VIAGGIO. I PIEDI DEL VIANDANTE DIVENTANO FIORI, LA SUA ANIMA CRESCE E Dà FRUTTI E I SUOI VIZI SON LAVATI VIA DALLA FATICA DEL VIAGGIARE. LA SORTE DI CHI STA FERMO NON SI MUOVE, DORME QUANDO QUELLO è NEL SONNO E SI ALZA QUANDO QUELLO SI DESTA. ALLORA VAI, VIAGGIA, ROHITA!
    01.04.2007

    qlk tiene la capa attaccata al collo

    Stamattina ho comprato la Repubblica.
    Inizio a leggere e, dopo aver sgranato gli occhi sull'articolo su Bagnasco, leggo, tra i "Commenti" l'articolo di questo parroco che si definisce "di provincia".
    Riporto qua di seguito:
    "Ciò che sta avvenendo è grave e non so quanto avvertenza ci sia da parte del mondo cattolico.
    Mi riferisco alla nota delle Cei. La situazione è talmente grave che non possiamo gridare anche noi.
    Se non parliamo noi, figli del Concilio, grideranno le pietre.
    Siamo alla talebanizzazione della chiesa.
    Una chiesa che si autoidentifica con "il clero", peggio ancora con "la gerarchia", che non ha occhi per vedere se non se stessa.
    L'ammonimento che "tutti i cristiani devono ascoltare la chiesa" sovverte il concetto stesso di chiesa e
    mortifica il ruolo dei laici in essa. Non più quindi, la chiesa come popolo di Dio che i pastori sono
    tenuti ad ascoltare e servire, ma un popolo di minorenni incapaci che devono solo ascoltare
    ed eseguire.
    Così, in questa involuzione a precipizio, la gerarchia viene dispensata dall'ascolto e al popolo
    viene tolta la parola.
    A questo desolante scenario corrisponde, in campo politico e sociale, un atteggiamento omertoso e
    interessato di personaggi usi all'adulazione."
    Don Aldo Antonelli